Economia, cultura e istituzioni europee

 

di Edgardo Bucciarelli

 

Il complesso sistema di relazioni esistente tra l’economia, la cultura e le istituzioni rappresenta da alcuni anni un argomento molto dibattuto, che sta conducendo, ancorché con approcci differenti, ad una nuova idea di pensare la cultura e, soprattutto, l’economia della cultura. Nelle moderne economie globalizzate, infatti, dove la conoscenza stratificata diviene un fattore produttivo strategico, la cultura da elemento accessorio si trasforma in una vera e propria determinante essenziale del sistema socioeconomico. In particolare, gli aspetti generali normativi della cultural economics e delle strutture istituzionali sovraordinate rispetto alle dinamiche culturali hanno rappresentato il campo di analisi del 218° incontro dell’Accademia d’Abruzzo, che ha visto come relatori Nicola Mattoscio e Giovanni Moschetta. Se da un lato i principi normativi classici si concentrano sull’obiettivo del contenimento delle risorse finanziarie da destinare ad un settore come quello della cultura che ancora intorno alla metà del XX secolo veniva rappresentato come un aggregato a crescita sbilanciata, d’altro canto un approccio recente attenziona i profili economici ed istituzionali, nonché quelli estetici, formativi e strategici, e loro interdipendenze, al fine di una comprensione profonda dei meccanismi di formazione della relativa domanda e dello sviluppo economico complessivo. Rileva in tale direzione, a tacer d’altro, il ruolo determinante che può essere sostenuto dalla politica comunitaria europea, che, ad esempio, attraverso le determinazioni del Consiglio Europeo di Lisbona si era posta l’ambizioso traguardo di diventare entro il 2010l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro ed una maggiore coesione sociale. Per tali ragioni, l’esigenza di procedere ad una riflessione coerente ed esplicitamente metodologica sul tema è stata avvertita dai relatori citati a partire dalla constatazione dei forti rischi di riduzionismo interpretativo ed esplicativo connaturati al ricorso, spesso acritico, ad approcci teorici originariamente sviluppati in contesti manageriali tradizionali, diversi da quello culturale e quindi strutturalmente incapaci di tenere conto delle numerose peculiarità proprie di tale universo identitario. Oltre a favorire in modo decisivo la crescita individuale dei singoli componenti di una data comunità, la cultura assolve infatti ad una funzione critica come fattore di costituzione e mantenimento di un’identità unitaria e definita della comunità stessa nel corso del tempo come vero e proprio capitale sociale e culturale. La valenza economica del sostegno pubblico alle organizzazioni operanti nel settore della cultura si giustifica pertanto, oltre che in sé, alla luce del fatto che il pilastro statale è al servizio della collettività, la cui identità viene affinata proprio dalla comunità di riferimento, anche attraverso la fondamentale mediazione delle istituzioni culturali. Per questo appare essenziale che tali istituzioni, anche a livello europeo, vengano adeguatamente supportate e valorizzate. La sfida per l’Unione Europea sarà quindi quella di far diventare la cultura un tema prioritario nell’agenda dei Paesi membri, disciplinando in particolare le opportunità offerte dalla digitalizzazione dei contenuti, arricchendo le proposte educative per renderle più corrispondenti alle domande delle professioni creative, aprendosi al globalismo senza rinunciare a sostenere i saperi contestualizzati.

 

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