Joumana Haddad, scrittrice e poetessa nonché traduttrice e giornalista libanese, è nata a
Beirut nel 1970.
E’ responsabile delle pagine culturali del quotidiano libanese “An Nahar”.
E’ anche amministratrice del Booker arabo, premio letterario assegnato ogni anno ad un
romanzo arabo, nonché caporedattrice di “Jasad”,rivista in lingua araba specializzata nelle
arti e la letteratura del corpo.
Nel 2006 ha ottenuto il premio del giornalismo arabo. Come
giornalista ha intervistato scrittori quali Paul Auster, Jim Harrison, Umberto Eco, José
Saramago, Nadine Gordimer, Paulo Cuelho, Yves Bonnefoy, Peter Handke, Wole
Soyinka, Antonio Tabucchi.
Una scelta delle sue poesie è stata tradotta in francese,
italiano, inglese, polacco e spagnolo ed è stata pubblicata in molte riviste letterarie “Banipal” (Londra), “Kalimat” (Australia), “Europe” (Francia), “Fornix” (Perù) e in due
antologie curate da Abdel Kader el Jelabi sulla poesia araba contemporanea e pubblicate
a Parigi.
Nel 2009 ha pubblicato in italiano le raccolte di poesia Adrenalina e Il ritorno di
Lilith.
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Motivazione del Premio
E’ un punto assai alto e arduo da raggiungere la poesia, quella che chiamiamo tale perché arriva a esprimersicon le parole di tutti e pure racconta e rivela l’essere e l’esistere. Questo punto è raggiunto etoccato da Adrenalina di Joumana Haddad, tradotto dall’arabo con grande perizia ed empatia da Oriana Capezio epubblicato nelle Edizioni del Leone.
Raccolta antologica di componimenti in versi ora distesi ora contratti, e di prosedense per ritmo e per vigore,compie un viaggio senza tempo nell’universo della donna, dalla primigenia Lilith a ungruppo di poetesse del Novecento morte suicide,finoalla donna contemporanea chetravalica la stessa femminilità per approdare alla totalità dell’umano nell’ sua estrema significanza. L’amore dei sensi, i soprassalti della ragione, gli istanti dell’ebbrezza, le minacce dell’ansia, le tenerezze dell’amoredivengono qui esplorazione e domanda, limite al quale opporsi e ricerca indomita di una nuova primaria libertà.
Opera di forti sostanze e di musiche avvolgenti - portato di una voce che si spande e chefinanche dalla morte scioglie un canto di rivolta – si rivolge al nostro presente come un dono di parole limpide e necessarie, di verità da abitare. |
Intervento di Joumana Haddad
Gentili Signore e Signori, buonasera e grazie per la vostra presenza.
Mi piacerebbe condividere con voi una rapidissima riflessione che ho fatto quando la
Professoressa Stevka Smitran mi ha comunicato che ho vinto il premio NordSud per la
Poesia. Non è un caso se questo premio, che oggi sono grata e onoratissima di ricevere,
si chiama NordSud.
E’ un’operazione molto attuale legata purtroppo ad un lessico molto negativo: la divisione
del mondo, l’ingiustizia, il conflitto tra due culture, occidentale ed orientale.
Perciò suppongo che vi aspettiate da me una litania di accuse, di lamenti o discorsi sulle
differenze tra Nord e Sud.
Invece, permettete che vi deluda, dicendovi semplicemente che sebbene io sia una donna
araba, mediorientale, del Sud del mondo, sono, invece, molto simile a voi, che siete
europei, occidentali e del Nord. Sì, siamo simili, siamo uguali, tuttavia diversi.
Non perché voi siete europei e io araba, non perché voi scrivete da sinistra a destra e io
da destra a sinistra: siamo diversi perché tutti gli essere umani sulla faccia della terra lo
sono. Quindi, volete veramente conoscervi meglio e accorciare le distanze tra il Nord e
il Sud? Cominciate allora con il diffidare delle generalizzazioni ed estrapolazioni , cominciate
a pensare che non c’è un “noi” e un “voi”, e che le appellazioni NordSud sono
solo una questione di prospettiva, non un motivo di diffidenza o di valutazione, non un
paragone tra “meglio” e “peggio”, tra “giusto” e “sbagliato”.
Rovesciamo insieme questo globo terrestre e le sue definizioni.
“Niente è quello che sembra”, scrisse Franz Kafka: è ora che tutti noi, dal Sud come dal
Nord, cominciamo a credergli. |